Dell’intelligenza umana non esistono, come sanno tutti i ricercatori che hanno tentato di formulare concettualizzazioni omnicomprensive, risposte tanto soddisfacenti da guadagnarsi il consenso dell’intera comunità scientifica.

Sarebbe dunque auspicabile non antropomorfizzare l’intelligenza delle macchine nel momento in cui non riusciamo a definire, in tutta la sua complessità, nemmeno l’intelligenza umana la quale dovremmo avere una certa dimestichezza.

La memoria storica poi potrebbe ricordarci che, nell’esecuzione di compiti che non esitiamo a definire intelligenti, la tecnologia ha sempre progredito ad una rapidità superiore a quella di noi esseri viventi vincolati al ritmo dell’evoluzione biologica.

Uno sguardo attento al qui ed ora invece ci rammenterebbe quanti compiti noiosi e pericolosi abbiamo appaltato a macchine non sono ancora umanizzate in modo credibile. La velocità tale processo è certamente impressionante ma stride con gli errori stupidi commessi dall’intelligentissima intelligenza artificiale libera in uscita dal proprio laboratorio.

Per quanto ancora?

Io spero per il tempo necessario per abbandonare la illusione farsene e definire quali abilità, o miscela di esse, debbano rimanere appannaggio esclusivo umano per continuare a renderlo tale.

Kasparov, scacchista battuto da Deep Blue nel 1996, dichiarò che il futuro appartiene alla cooperazione tra esseri umani e computer e il presente invece, al ruolo che i primi desiderano agire nel futuro anteriore.

Autore

Luciano Spagnoli Fondatore di Shuitune, Formatore e Coach nell’area dello sviluppo delle prestazioni degli individui, dei gruppi di lavoro e delle organizzazioni appartenenti a diversi settori economici.